Parco Archeologico di Pompei
Da Pompei a Boscoreale, reperti e opere diventano modelli 3D per nuove forme di conoscenza e conservazione.

Dai depositi agli archivi, i cantieri Ecomic accompagnano con D.PaC la trasformazione digitale del patrimonio culturale, rendendolo più accessibile, tutelato e valorizzabile per istituti, comunità scientifica e cittadini.
Digitalizzazione 3D di oggetti conservati nei depositi e nelle sedi espositive del Parco Archeologico di Pompei, tra statue, bronzi e reperti ceramici, con scansioni da più punti di vista per ottenere modelli a 360°.
Il Parco Archeologico di Pompei conserva un patrimonio molto ampio, fatto non solo di monumenti e ambienti noti al grande pubblico, ma anche di reperti custoditi nei depositi e nelle diverse sedi espositive. Tra queste c’è anche Boscoreale, un sito non lontano da Pompei, dove si trovano l’Antiquarium dedicato al rapporto tra uomo, ambiente e territorio e il monumento di Villa Regina.
Villa Regina è una villa rustica scoperta in occasione di lavori edili e poi interamente scavata e valorizzata con la costruzione del museo. L’Antiquarium ha una funzione didattica, rivolta soprattutto alle scuole, e aiuta a raccontare com’era organizzato il territorio vesuviano in epoca romana, poco prima dell’eruzione del 79 d.C.
In questo contesto si inserisce il progetto di digitalizzazione 3D, che riguarda una selezione di oggetti conservati nei depositi del Parco Archeologico di Pompei e nelle sedi espositive, tra cui l’Antiquarium degli scavi di Pompei e quello di Boscoreale. Sono stati scelti materiali diversi, come statue, bronzi e reperti ceramici, così da rappresentare alcune delle principali tipologie di beni presenti nelle collezioni.
La creazione di modelli 3D permette di osservare i reperti in modo nuovo, senza intervenire direttamente sugli oggetti originali. Questo aspetto è particolarmente importante per opere delicate, perché consente di studiarle e consultarle riducendo la necessità di manipolare l’oggetto originale.
La digitalizzazione è utile anche per la conservazione nel tempo. Ripetendo le scansioni a distanza di tempo, infatti, è possibile confrontare i dati raccolti e capire se un reperto sta cambiando o se mostra segni di degrado. In questo modo, il modello digitale diventa uno strumento a supporto della conservazione preventiva.
Le ricostruzioni 3D possono servire anche per progettare meglio gli allestimenti museali. Sapere in anticipo come un oggetto può apparire in una sala, con una certa posizione e una determinata luce, aiuta a valutare l’impatto dell’allestimento e a monitorare gli interventi sull’oggetto nel tempo.
Il lavoro operativo avviene attraverso più scansioni dello stesso oggetto, realizzate da diversi punti di vista. Il software elabora i dati raccolti e restituisce un primo risultato digitale; successivamente, le diverse scansioni vengono unite per ottenere una ricostruzione completa dell’opera a 360 gradi.
L’oggetto digitale non sostituisce il reperto originale, ma offre una possibilità in più per conoscerlo, studiarlo e renderlo accessibile. Nel caso di opere delicate o simboliche, come i reperti legati alla vita quotidiana e ai banchetti, la digitalizzazione diventa uno strumento concreto per proteggere il patrimonio e aprirlo a nuove forme di consultazione e valorizzazione.
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