I dati aggiornati a giugno 2026 restituiscono la misura di un impegno collettivo senza precedenti nella digitalizzazione del patrimonio culturale su scala nazionale. 

D.PaC è l’ambiente digitale condiviso in cui musei, archivi, biblioteche, soprintendenze e operatori privati lavorano insieme per pianificare cantieri di digitalizzazione, produrre risorse digitali conformi agli standard nazionali, verificarne la qualità e monitorare l’avanzamento in tempo reale.  

Grazie a D.PaC, ogni tipologia di bene culturale digitalizzato – un manoscritto, una fotografia d’archivio, un reperto museale, un documento – può essere acquisito, descritto, controllato e conferito nello spazio dati nazionale I.PaC secondo linee guida comuni.  

I numeri aggiornati a giugno 2026 misurano la portata di quanto costruito:
• 569 cantieri avviati sul territorio nazionale, di cui 529 aperti e 40 conclusi;
• 17,5 milioni di risorse digitali prodotte con standard comuni;
• Oltre 500 luoghi della cultura coinvolti in interventi di digitalizzazione;
• Oltre 1.000 utenti registrati tra operatori, project manager e addetti al collaudo.

Un modello collaudato da più attori 

Questi risultati sono il frutto dell’adozione di un Modello operativo di gestione, monitoraggio e controllo implementato dalla Digital Library per mezzo della piattaforma D.PaC. 

Il modello, costruito sulla base della metodologia di project management PM2 – ampiamente utilizzata nella progettazione europea – ha prodotto risultati concreti su centinaia di cantieri distribuiti su tutto il territorio nazionale: istituti culturali di diverse dimensioni, amministrazioni centrali e regionali, operatori privati specializzati. Tutti hanno lavorato secondo gli stessi processi, gli stessi standard e gli stessi criteri di qualità, indipendentemente dalla scala del progetto, dalla localizzazione geografica o dalla tipologia di bene trattato. 

Questo è il valore di D.PaC: non solo uno strumento per digitalizzare, ma uno strumento di governance operativa che rende ogni nuovo progetto più efficiente di quello precedente.  

Il patrimonio coinvolto: dalla carta al 3D    

Nei cantieri gestiti attraverso D.PaC sono state digitalizzate diverse tipologie di beni: microfilm di manoscritti, archivi catastali, quotidiani postunitari, archivi fotografici delle soprintendenze, materiali dei depositi di oltre settanta musei statali, beni numismatici, stampe e disegni, fino agli oggetti museali e ai reperti archeologici acquisiti con tecnologie di digitalizzazione tridimensionale ad altissima risoluzione.  

Le campagne regionali, condotte in tutte le regioni e province autonome, hanno ulteriormente ampliato il perimetro degli interventi, contribuendo alla costruzione di un patrimonio digitale nazionale coerente e interoperabile

Dalla digitalizzazione alla valorizzazione  

In Ecomic, la digitalizzazione non rappresenta un punto di arrivo, ma il primo passo di un ciclo di valorizzazione continua del patrimonio culturale italiano.  

Ogni risorsa proveniente da D.PaC confluisce automaticamente nello spazio dati nazionale di I.PaC, alimentando una rete in continua crescita. I dati vengono connessi attraverso grafi di conoscenza, arricchiti dall’intelligenza artificiale e, tramite DPaaS, trasformati in prodotti pronti a dare vita a nuovi servizi culturali digitali. 

Un capitale disponibile per il futuro 

Il modello operativo di D.PaC è collaudato, gli standard sono definiti, la filiera è attiva.

Regioni, province autonome, enti territoriali e strutture ministeriali che hanno patrimoni da digitalizzare trovano in D.PaC uno strumento già pronto, con processi ingegnerizzati, operatori qualificati e standard nazionali condivisi che abbattono tempi, costi e complessità di qualsiasi nuova campagna.  

Scopri come aderire

Per scoprire i servizi offerti e valutare le modalità di accesso, compila il questionario su ecomic.cultura.gov.it/dpac o contatta direttamente il team di Digital Library all’indirizzo ic-dp@cultura.gov.it.

 

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