Gallerie dell’Accademia di Venezia
Dalla sala decima ai capolavori di Veronese e Tiziano, opere e dettagli della più grande collezione di arte veneta al mondo emergono in alta definizione.

Dai depositi agli archivi, i cantieri Ecomic accompagnano con D.PaC la trasformazione digitale del patrimonio culturale, rendendolo più accessibile, tutelato e valorizzabile per istituti, comunità scientifica e cittadini.
Digitalizzazione ad alta definizione di opere delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, con acquisizioni fotografiche e uso della fotogrammetria per restituire dettagli, superfici e legame con lo spazio museale.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia conservano la più grande collezione di arte veneta al mondo. Nella sala decima, uno dei grandi saloni neoclassici costruiti a partire dal 1825, il protagonista è Veronese, con una delle opere più iconiche del museo: il Convito in casa di Levi.
Il museo non è un museo generalista, perché non rappresenta tutte le scuole pittoriche italiane o straniere, ma concentra il proprio percorso sull’arte veneta. È questa specializzazione a renderlo un luogo centrale per conoscere opere, artisti e contesti che hanno segnato la storia artistica di Venezia.
Il rapporto con le immagini digitali nasce da un percorso iniziato molti anni fa. All’inizio degli anni Duemila, l’archivio fotografico non disponeva ancora di immagini digitalizzate e utilizzava fotocolor di grande formato. Oggi il lavoro è cambiato profondamente: le immagini digitali possono servire allo studio, al restauro, alla direzione dei lavori e alla fruizione da parte del pubblico.
La digitalizzazione risponde infatti a esigenze diverse. Per restauratori, studiosi e professionisti può offrire strumenti di analisi più approfonditi; per il pubblico può rendere visibili particolari che a occhio nudo sarebbero difficili da cogliere. Resta centrale anche il tema dell’uso delle immagini, soprattutto quando la loro diffusione riguarda finalità di studio o utilizzi commerciali.
Il progetto porta con sé anche un’idea di incontro con l’opera. La riproduzione digitale permette di osservare dettagli e avvicinarsi ai dipinti in alta definizione, ma non sostituisce la visita diretta al museo. Al contrario, può accompagnare il pubblico verso l’opera reale, nel luogo in cui si trova. È il caso della Presentazione al tempio di Maria di Tiziano, dipinta tra il 1534 e il 1538 e ancora visibile nello spazio per cui era stata pensata.
Per alcune opere, la ripresa tradizionale presenta criticità. È il caso di un’opera di Veronese, un olio su tela riportato a muro, per cui è stata scelta la fotogrammetria. Questa tecnica consente di realizzare una mappatura fotografica ad alta risoluzione dell’intera superficie e di ricomporre le immagini in modo preciso.
Il processo ricostruisce prima il modello 3D del supporto su cui si trova l’opera; poi le immagini vengono riposizionate punto per punto sulla superficie digitale. In questo modo, la digitalizzazione permette di documentare l’opera con maggiore attenzione, mantenendo il legame tra immagine, supporto e spazio museale.
Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il digitale diventa così uno strumento per studiare meglio le opere, renderne visibili i dettagli e rafforzare il rapporto tra immagine digitale e incontro diretto con il patrimonio.
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