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Capolavori etruschi, opere e materiali meno documentati vengono acquisiti in gigapixel e scansionati in 3D per integrare gli archivi e ampliare la conoscenza della collezione.

Dai depositi agli archivi, i cantieri Ecomic accompagnano con D.PaC la trasformazione digitale del patrimonio culturale, rendendolo più accessibile, tutelato e valorizzabile per istituti, comunità scientifica e cittadini.
Digitalizzazione di opere del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, tramite l’acquisizione dei gigapixel e le scansioni 3D di reperti selezionati, per integrare la documentazione d’archivio e restituire una lettura più dettagliata delle opere.
Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è il più importante museo al mondo dedicato alla civiltà degli Etruschi. Nato nel 1889, è ospitato in una delle ville rinascimentali più belle di Roma, realizzata da papa Giulio III tra il 1550 e il 1555. Le sue collezioni conservano opere emblematiche del mondo etrusco, dall’Apollo di Veio alle lamine di Pyrgi, fino al Sarcofago degli Sposi.
Il percorso del museo racconta la storia di tre delle principali città etrusche: Veio, Cerveteri e Vulci. Accanto a queste testimonianze, Villa Giulia conserva la collezione Castellani, una grande raccolta antiquaria, e un nucleo importante dedicato all’Agro Falisco e Capenate, con materiali provenienti da Faleri, l’attuale Civita Castellana, che fanno parte della storia fondativa del museo.
Il progetto di digitalizzazione nasce da un’esigenza molto concreta: rafforzare e aggiornare la documentazione delle opere, anche quando si tratta di capolavori già noti e centrali nel racconto del museo. Le attività in corso comprendono fotografie gigapixel e scansioni 3D, non solo sui pezzi più celebri, ma anche su opere per le quali gli archivi presentavano lacune documentarie.
Tra i reperti coinvolti rientra la Cista Ficoroni, che prende il nome dal suo primo possessore, un collezionista del Settecento. È un grande contenitore destinato agli oggetti personali, utilizzato dalle giovani donne in occasione del matrimonio e spesso donato come dono di nozze. La sua acquisizione digitale richiede particolare attenzione, perché la superficie presenta dettagli estremamente sottili e complessi da rilevare.
Le scansioni vengono realizzate con dispositivi a luce strutturata. Lo scanner proietta sulla superficie dell’oggetto un reticolo luminoso che si deforma seguendo volumi, rilievi e dettagli del reperto. Il software legge queste variazioni, calcola la distanza delle parti acquisite e ricostruisce progressivamente la forma dell’oggetto.
Il modello finale nasce dalla ricomposizione delle informazioni geometriche e delle immagini fotografiche. In questo modo, la forma tridimensionale del reperto e la sua resa visiva vengono integrate in una copia digitale completa, utile per osservare l’opera, documentarne i dettagli e renderla disponibile a nuove attività di studio e conservazione.
In un cantiere che unisce gigapixel, scansioni 3D e aggiornamento della documentazione d’archivio, D.PaC può dare struttura al processo di digitalizzazione, accompagnando l’organizzazione delle attività, la produzione delle risorse digitali e il loro conferimento in I.PaC. La piattaforma aiuta così a trasformare acquisizioni complesse in un patrimonio digitale più ordinato, accessibile e riutilizzabile.
Per Villa Giulia, digitalizzare significa colmare vuoti documentari, rendere più leggibili opere di straordinaria importanza e offrire nuovi strumenti alla ricerca e alla tutela. Per altri musei, lo stesso percorso mostra come Ecomic – ecosistema digitale per la cultura possa sostenere chi ha bisogno di aggiornare, completare e valorizzare la documentazione delle proprie collezioni.
Digitalizzare il patrimonio culturale