Il Museo Archeologico Nazionale di Campli è tra gli enti destinatari del progetto di digitalizzazione finanziato con i fondi PNRR destinati al Ministero della Cultura, ossia il sub-investimento M1C3 1.1.5 Digitalizzazione del patrimonio culturale
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Il Museo Archeologico Nazionale di Campli in provincia di Teramo, che ha sede in un’ala dell’antico convento di San Francesco, è nato alla fine degli anni Ottanta del Novecento per accogliere i reperti provenienti dalla grande necropoli di Campovalano, una vasta area archeologica caratterizzata da oltre 600 sepolture risalenti a un periodo che va dall’Età del Bronzo fino all’epoca romana (XII a.C.- II a.C.). Allo stato attuale delle ricerche, la fase di maggiore vitalità del sito risale al periodo intorno al VI secolo a.C. quando l’area era popolata dal gruppo etnico dei Petruzi.
L’utilizzo della necropoli per un così lungo periodo fa di essa una preziosa testimonianza di uno degli aspetti, quello funerario, più importanti per lo studio dell’organizzazione sociale delle popolazioni che abitavano questi territori e dei suoi mutamenti nel corso del tempo. I corredi funerari ritrovati, infatti, ci danno una fotografia della quotidianità delle comunità, delle pratiche e dei rituali che accompagnavano il commiato dei defunti.
Un esempio di questo è il corredo funerario ritrovato nella Tomba 2 che, oltre a oggetti bronzei e ceramici – tra cui un’olla con coperchio con figure piangenti e guerrieri armati di lancia – conteneva anche due ruote. All’interno della tomba, infatti, era stato inserito un carro a due ruote, tipologia che di solito veniva utilizzata per la guerra, per il trasposto del sovrano in campo di battaglia, per le parate e per il trasporto dei defunti di alto rango durante il corteo funebre. La ricchezza del corredo ha fatto ipotizzare che questa tomba sia appartenuta a un personaggio di alto rango.
Il Museo Archeologico Nazionale di Campli, insieme agli altri musei afferenti alla DRM Abruzzo, è tra gli enti destinatari del progetto di digitalizzazione finanziato con i fondi PNRR destinati al Ministero della Cultura, ossia il sub-investimento M1C3 1.1.5 Digitalizzazione del patrimonio culturale, del valore complessivo di 200 milioni di Euro ripartiti tra quota di competenza statale (130 milioni) e quota di competenza delle Regioni e Province autonome (70 milioni).

Tutto il processo di digitalizzazione, dalla pianificazione fino alle fasi operative di produzione delle risorse digitali e descrittive, al loro collaudo e consegna finale, viene gestito all’interno della piattaforma D.PaC, ambiente digitale ideato dall’Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio culturale – Digital Library per la gestione del cantiere di digitalizzazione in tutte le sue fasi di vita.
Il Museo Archeologico Nazionale di Campli contribuisce alla digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale con 3.854 oggetti fisici facenti parte dei corredi funerari rinvenuti nella necropoli di Campovalano, oggi in gran parte conservati nei depositi del museo, e che porteranno alla produzione di circa 8.880 nuove risorse digitali che, una volta prodotte, metadatate, verificate e conferite per mezzo di D.PaC, andranno a confluire in I.PaC, l’Infrastruttura digitale nazionale per il patrimonio culturale parte di Ecomic.

Il progetto di digitalizzazione in corso è un’opportunità non solo per valorizzare ulteriormente gli oggetti esposti, che sono per lo più relativi alle tombe che hanno restituito i corredi più integri e ricchi, ma soprattutto per rendere fruibili quelli oggetti che sono conservati nei depositi e che risultano di difficile accesso non solo per il grande pubblico ma anche per gli addetti ai lavori.
Attraverso la digitalizzazione di una parte del suo patrimonio, il Museo Archeologico Nazionale di Campli ha la possibilità di superare i suoi confini geografici ed essere fruibile da un numero sempre maggiore di pubblici.
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