Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
Dai corredi di Spina alla consultazione digitale, la storia degli scambi tra mondi greco, etrusco e celtico diventa più accessibile.

Dai depositi agli archivi, i cantieri Ecomic accompagnano con D.PaC la trasformazione digitale del patrimonio culturale, rendendolo più accessibile, tutelato e valorizzabile per istituti, comunità scientifica e cittadini.
Digitalizzazione di materiali selezionati del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, con riscontro tra documentazione cartacea e depositi, controllo conservativo e acquisizione fotografica in laboratorio.
Nel palazzo rinascimentale che Ludovico il Moro fece costruire a Ferrara rivive la storia di Spina, antica città portuale scoperta casualmente nel 1922. Oggi il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, parte dei Musei Nazionali di Ferrara, conserva gran parte dei ritrovamenti provenienti da questo centro, che per alcuni secoli fu un nodo fondamentale negli scambi tra mondo greco, etrusco e celtico.
Attiva dalla fine del VI secolo a.C. fino al III secolo a.C. avanzato, Spina ha restituito oltre 4.000 corredi funerari, emersi dalle necropoli insieme a una grande quantità di materiali archeologici. Le indagini sull’abitato sono ancora in corso, confermando il carattere vivo di una ricerca che continua ad arricchire la conoscenza della città antica.
Tra i nuclei più rilevanti del museo spiccano le ceramiche di produzione greca, provenienti in particolare dall’Attica. I contesti più prestigiosi sono quelli del IV secolo a.C. e fanno della raccolta ferrarese una delle più importanti collezioni di ceramiche attiche a figure rosse al mondo. Oggetti nati dentro reti di scambio e contatto tra culture diverse, che oggi raccontano la complessità di un porto antico aperto al Mediterraneo.
La digitalizzazione si inserisce in una visione del museo fondata sull’accessibilità. Rendere il patrimonio più accessibile significa contribuire all’abbattimento di barriere fisiche, architettoniche, cognitive e culturali, aprendo le collezioni a pubblici diversi: studiosi, cittadini, turisti e visitatori che possono avvicinarsi ai materiali anche attraverso nuove forme di consultazione e fruizione.
Il cantiere è partito da una fase preliminare di selezione dei materiali, svolta a supporto della direzione. Dopo la scelta degli oggetti, il lavoro ha richiesto un confronto puntuale tra la documentazione cartacea disponibile e i materiali conservati nei depositi, per verificare la corrispondenza tra le informazioni d’archivio e gli oggetti custoditi negli armadi.
Solo al termine di questa verifica i reperti sono stati trasferiti fisicamente dai depositi e dagli armadi compattabili dei sottotetti al laboratorio fotografico allestito per il cantiere. Qui gli oggetti sono stati disposti sui tavoli di lavoro, controllati dai restauratori e preparati per le attività di acquisizione digitale.
Attraverso Ecomic – ecosistema digitale per la cultura, il patrimonio di Spina entra in un processo che ne amplia le possibilità di conoscenza e condivisione. In questo percorso, D.PaC sostiene la gestione delle attività, accompagna la produzione delle risorse digitali e ne supporta il conferimento in I.PaC, aiutando a dare ordine e continuità a un lavoro che coinvolge materiali, documentazione e competenze diverse.
La digitalizzazione non sostituisce l’esperienza diretta delle collezioni, ma la estende. I materiali selezionati diventano risorse consultabili, utili per la ricerca, la comunicazione e la fruizione, e contribuiscono a rendere più accessibile una storia costruita attraverso rotte, scambi e incontri tra culture. In questo senso, il digitale diventa uno strumento di democratizzazione del museo e un modo per trasformare la memoria di Spina in patrimonio condiviso.
Servizi Ecomic utilizzati
Digitalizzare il patrimonio culturale







