Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo
Lastre, negativi e disegni restituiscono le prime attività di tutela archeologica, trasformando gli archivi in strumenti più accessibili per la ricerca.

Dai depositi agli archivi, i cantieri Ecomic accompagnano con D.PaC la trasformazione digitale del patrimonio culturale, rendendolo più accessibile, tutelato e valorizzabile per istituti, comunità scientifica e cittadini.
Digitalizzazione dell’archivio fotografico e di gran parte dell’archivio grafico della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, con acquisizione di lastre, negativi, diapositive, planimetrie e disegni.
A Taranto, città affacciata sull’acqua e attraversata da una storia antichissima, la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo conserva archivi che raccontano decenni di tutela, ricerca e studio. Sono fonti nate per accompagnare il lavoro quotidiano sul patrimonio archeologico, ma oggi diventano anche strumenti per aprire la conoscenza a studiosi, ricercatori e pubblici più ampi.
Il cantiere riguarda l’archivio fotografico e gran parte dell’archivio grafico della Soprintendenza. Le raccolte comprendono materiali molto diversi tra loro: lastre fotografiche legate alle prime attività di tutela, negativi su pellicola, diapositive, planimetrie, sezioni, documentazione di scavo su lucido poliestere, disegni a china e acquerelli su cartoncino. Un insieme composito, che segue l’evoluzione dei supporti fotografici dal bianco e nero al colore e restituisce la stratificazione del lavoro svolto nel tempo.
Attraverso Ecomic – ecosistema digitale per la cultura, questa documentazione entra in un percorso che ne amplia la consultazione e ne rafforza il valore scientifico. Le immagini e i disegni raccontano le prime campagne della Soprintendenza, gli scavi nella città di Taranto e in altre aree della Puglia, offrendo una traccia preziosa delle attività di indagine, documentazione e tutela. I disegni conservati nell’archivio grafico custodiscono inoltre informazioni sui colori originari dei reperti al momento della scoperta, un dato utile per leggere trasformazioni e conservazione dei materiali.
Il processo operativo richiede attenzione ai supporti e precisione tecnica. Diapositive e negativi vengono estratti dalle custodie, posizionati su una tavoletta retroilluminata e acquisiti dopo le operazioni di calibrazione e messa a fuoco. Ogni scatto produce risorse digitali in doppio formato, contribuendo a trasformare materiali fragili e difficilmente accessibili in documenti consultabili e utilizzabili per nuove attività di ricerca.
In un progetto che porterà alla produzione di circa 150.000 nuove risorse digitali, D.PaC diventa il punto di regia del cantiere. La piattaforma supporta l’organizzazione delle attività, accompagna la produzione delle risorse digitali e ne guida il conferimento in I.PaC, aiutando a dare ordine a un processo che coinvolge materiali, formati e archivi differenti.
La digitalizzazione permette così di far circolare fonti che fino a oggi richiedevano l’accesso diretto agli archivi. Lastre, negativi, diapositive e disegni diventano strumenti più disponibili per studiare il patrimonio archeologico, ricostruire la storia delle attività di tutela e valorizzare la memoria culturale subacquea nazionale.
Servizi Ecomic utilizzati
Digitalizzare il patrimonio culturale







