Scovare i nemici della carta: l’intelligenza artificiale contro il degrado biologico
Conservazione preventiva dei fondi dell'Archivio di Stato di Catania: individuare muffe e batteri prima che il degrado sia visibile.

Il degrado biologico di carta e pergamena, dovuto a muffe e batteri, agisce in profondità e resta a lungo invisibile, quando diventa percepibile a occhio nudo, il processo è già in fase avanzata. La sfida della conservazione è quindi anticipare la diagnosi, cogliendo i primi segnali del degrado prima che interessino il documento.
Un sistema che utilizza fotocamere spettrali e intelligenza artificiale per riconoscere in pochi secondi i composti chimici rilasciati dai microorganismi, incrociando questi dati con i sensori climatici degli ambienti di conservazione per prevenire e arrestare il degrado.
Strumenti per la diagnosi precoce del degrado biologico
La conservazione degli archivi storici è una sfida continua contro processi di degrado che restano a lungo invisibili. Un caso emblematico, al centro del progetto dell’Archivio di Stato di Catania, riguarda le colonie di muffe e batteri che si sviluppano su carta e pergamena: microorganismi che degradano la cellulosa e ne indeboliscono la struttura prima che il danno diventi percepibile a occhio nudo.
Il progetto, sviluppato sui fondi storici dell’Istituto (documenti tra il XVII e il XVIII secolo), risponde a questa sfida con un sistema digitale integrato, alimentato dai dati raccolti sul campo ed elaborati con algoritmi di intelligenza artificiale.
Un sistema di analisi rapida e non invasiva
Lo strumento è pensato per il lavoro quotidiano dei funzionari e dei restauratori dell’archivio. L’operatore utilizza uno scanner a luce invisibile per fotografare a campione alcune pagine del volume antico: ne bastano in media da cinque a dieci. L’immagine viene elaborata in tempo reale e pochi secondi il programma restituisce una risposta chiara su tablet o computer: la percentuale di rischio e una mappa a colori, sovrapposta alla fotografia del foglio, che evidenzia l’esatta area in cui è presente la contaminazione biologica attiva. Sulla stessa schermata l’operatore visualizza l’andamento della temperatura e dell’umidità della sala, individuando subito le condizioni microclimatiche che favoriscono la proliferazione delle muffe.
Il sistema si basa su algoritmi di intelligenza artificiale addestrati a riconoscere i composti chimici associati al degrado, ad esempio gli zuccheri rilasciati dai batteri che degradano la cellulosa, fin dalle prime fasi. Il motore elabora in modo combinato le immagini a luce invisibile e i flussi di dati provenienti dalla rete di sensori climatici collocati tra gli scaffali dei depositi. Le immagini e i metadati che alimentano il sistema provengono da I.PaC, il servizio Ecomic per la gestione e l’arricchimento del patrimonio digitale.

Scalabilità e riuso del sistema per la conservazione preventiva
Il sistema per la diagnosi precoce del degrado biologico è progettato, grazie a Ecomic – ecosistema digitale per la cultura, per essere riutilizzabile. Qualsiasi altra biblioteca o archivio storico può rispondere allo stesso bisogno in modo scalabile: è sufficiente collegare i propri sensori ambientali e i propri scanner perché gli algoritmi si adattino a nuove tipologie di documenti. In questo modo gli enti possono passare dalla cura dell’emergenza a una prevenzione programmata, con costi e tempi di intervento più sostenibili.
Il valore del progetto
Per l’Archivio di Stato di Catania, il sistema abilita un processo di trasformazione del lavoro di conservazione, dal restauro d’emergenza a una conservazione guidata dai dati. Il monitoraggio in tempo reale avviene sul campo, mentre le campagne diagnostiche completate confluiscono in una risorsa stabile e condivisibile: il rapporto sullo stato di salute di ogni volume, la mappa del rischio biologico e lo storico delle condizioni ambientali di conservazione.
Questa risorsa è utile all’ente e, allo stesso tempo, all’intera filiera culturale. È attraverso la piattaforma DPaaS, il modulo che permette di trasformare i dati e di creare nuovi prodotti e servizi, che l’esito diagnostico consolidato diventa un data product pubblicato nel catalogo DPaaS e accessibile a tutti gli enti del settore, un dato aperto che raccoglie le immagini analizzate e lo storico del comportamento dei materiali cartacei nel tempo, a beneficio della ricerca scientifica, delle politiche di conservazione e di qualsiasi istituzione che voglia ripartire da quei dati per nuove analisi o studi comparativi. Ne deriva anche un supporto concreto alla programmazione, in sicurezza, dello spostamento e del prestito delle opere storiche.
Centrica
3D Research
Superelectric
ALTAIR4
WAY
Start-Test
Measure 3D
NAOS
Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library
Servizi Ecomic utilizzati
Trasformare i dati e creare prodotti e servizi






